Dalle piastrelle ai cocci: inusuali tessere in ceramica alla Rassegna biennale del mosaico contemporaneo.

Nel panorama del mosaico contemporaneo, in cui le tessere sono sostituite dagli oggetti più diversi, dalle viti ai gusci delle chiocciole, dalle unghie finte alle carte da gioco, non stupisce certo di incontrare uno tra i più versatili dei materiali da millenni utilizzato dall’Uomo, la ceramica. E la Rassegna Biennale del mosaico contemporaneo ospitata presso il MAR di Ravenna offre appunto uno spaccato ineressante di come la ceramica possa piegarsi a mille aspetti e ruoli diversi. A partire dal busto di terracotta realizzato nel 2004 da Sandro Chia a cui si uniscono inserti in mosaico.

Augusto Giuffredi, Donna Indonesiana, 2000, legno assemblato, materiale ceramico, cm h 47 x 45 x 24, collezione privata, foto Luca TrascinelliNiente di più tradizionale del materiale plasmato secondo le regole millenarie della coroplastica, ma basta spostarsi di qualche sala per ritrovarne una copia in certo qual modo speculare: su di un supporto, di legno in questa occasione, una fitta rete di frammenti ceramici compongono l’abbigliamento e il copricapo della Donna indonesiana realizzata da Augusto Giuffredi nel 2000.

Aude Fourier, Soffio di luce, 2016, paste vitree e ceramica su pannello a nido d'ape, cm 60x67, courtesy dell'artista

Tecnica simile ma un approccio ben più ironico sono quelli adottati da Gianluca Malgeri con il suo Porcocane.

PORCO CANE

Riprendendo infatti la tecnica già usata da Gaudí nel parco Güell di Barcellona, l’intero corpo di questa animale ibrido è interamente ricoperto di cocci multicolori in cui le diverse decorazioni danno vita ad un vivace caleidoscopio. L’opera diventa così una summa delle decorazioni tradizionali accostate senza nessun intento se non quello della variazione cromatica.

Zhanna Kadyrova, Tea Bag, 2008-2010, piastrelle in ceramica, schiuma poliuretanica, cemento, corda, h 140 x 120 x 60 cm, Courtesy Galleria Continua, San Gimignano- Beijing- Les Moulins-H

Stessa tecnica, ma con esiti completamete diversi, è quella che compare nel grande pannello realizzato dal tedesco Armin Grathwohl.Ancora cocci, nella sua opera, ma qui sono porcellane bianche dai sottili bordi oro a comporre il suo Broken dreams (del 2017). Disposte poi di taglio sul fondo uniforme del supporto offono una superfice scabrosa, tagliente all’osservatore. Con questa limitatezza cromatica che si accompagna all’ingegnosità dell’invenzione, l’opera si colloca tra le più innovative tra quelle esposte nei centralissimi chiostri francescani, secondo polo espositivo della rassegna.
Ulteriori spazi temporaneamente dedicati alla Biennale si trovano poi presso la Biblioteca classense che ospita GAEM, Giovani Artisti E Mosaico. Diverse le opere di notevole interesse che, anche qui, mostrano la versatilità del materiale ceramico, ma tra queste ci soffermiamo soprattutto su una, quella di Aude Fourrier e il suo Soffio di luce del 2016. Qui sono frammenti di ceramica informi e dai colori naturali che si alternano alle paste vitree nella composizione che risalta dal fondo nero, uniforme del pannello. I colori caldi del mattone, tagliato però in sottili elementi, vanno a comporre la tavolozza de La città che non c’è di Marco De Luca.( 2005). Differnte non è solo la foggia in cui il materiale ceramico è tagliato, ma anche e soprattutto il fatto che l’intera opera di De Luca non si avvale di un pannello di supporto ma è composta interamente da minuti frammenti ceramici fusi insieme. L’opera appare quindi come una ricostruzione ideale di quelle città di cotto così diffuse non solo nei nostri territori ma, semmai, specchio di una storia abitativa millenaria di cui la terracotta è stata muta testimone.

A. Grathwohl, Broken dreams, 2015-16, cm 90x90x3, piatti di ceramica, cemento, metodo diretto, courtesy dell'artista
Dalla terracotta alla terraglia, dal mattone alle suppellettili smaltate, tutto viene citato in questa Rassegna. E seguendo appunto la terraglia torniamo alla mostra del MAR sulla scultura in mosaico in cui incontriamo Andrea Salvatori. Proseguendo la sua attitudine a realizzazioni spiazzanti, la sua scultura non ha nome ma l’accento è posto semmai sulla modalità di realizzazione, su quanto aggiunto al preesistente: duemila cubetti destinati a ricoprire una sagoma animale precedente Con questa opera Salvatori procede così il suo pluriennale lavoro sugli oggetti di cattivo gusto da cui siamo spesso circondati e a cui dà una nuova vita con il suo intervento creativo.

marco-de-luca-la-cittc3a0-che-non-c_c3a8-2015-mattone-cotto-metallo-h-52-x-50-x-33-cm-courtesy-dellartista.jpg
Un effetto spiazzante è poi ottenuto da riutilizzo di piasterlle in ceramica di notevoli dimensioni: accostate le une alle altre sono utilizzate da Zhanna Kadyrova per replicare una mastodontica Tea bag, Notiamo l’uso di materiali diversi, ma in un certo modo l’operazione di riprodurrre oggetti del quotidiano in dimensioni inusuali e proprio per questo spiazzanti, rimanda a tutto quel filone che trova in Claes Oldemurg un esponente di spicco noto ai più.

Silvia Celesete Calcagno, Il pasto bianco, 2017, stampa monocromatica su grés, courtesy dell'artista
Ulteriore presenza di rilievo per il mondo della ceramica è quella di Silvia Celeste Calcagno presente con due grandi installazioni ed un video a comporre una succinta ma impattante mostra personale. Ma a questa sarà dedicato un prosismo articolo in questo stesso blog a cui rimandiamo per una lettura più dettagliata della sua ricerca
Concludendo quindi queste poche righe su una mostra ricchissima di spunti, non solo sull’uso della ceramica, non possiamo che invitare quanti interessati all’arte ad una visita che trascende tecniche e materiali.

Testo di Domenico Iaracà

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