…riguardo Ana Cecilia Hillar

In questi anni Ana Cecilia Hillar ci ha abituato ad installazioni inattese, fragili all’apparenza e di grande introspezione, frutto del lento lavoro di abili e sapienti mani, inizialmente portate in un ambito più materico e primordiale, ora volte ad uno sguardo di assoluta leggerezza, come se la materia avesse superato la sua consistenza per rendersi quasi diafana.

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Questo nuovo ciclo, la cui anticipazione “teorica” è stata presentata lo scorso anno al 58° Premio Faenza, sottolinea un percorso di natura potrei dire “concettuale” in cui prevalgono una riflessione e una ricerca sui temi del viaggio e della dimora, della presenza e dell’assenza, del vuoto e dell’apparente silenzio che lo pervade, della fragilità umana e delle sue relazioni, dell’abitare come essere ed esistere.

ANA HILLAR NIDO 2108 TERRAGLIA CM H 330 DIAM 90

Il nido, l’habitat, il contenitore sono mentali occupazioni di uno spazio, rivelazioni di un nostro desiderio di evasione nella leggerezza dell’atmosfera che ci circonda e ambizione di legami differenti.

ANA HILLAR ANIMAL III 2107. REFRATTARIO, SMALTO CM H 40X 63X31. Courtesy Galleria Lara&Rino Costa

Sono geografie dell’esistenza, luoghi ideali di vita, spazi di transiti immaginari. Vi è un cammino, un filo conduttore, un brivido quasi spirituale che lega i lavori e li rende carichi di un’energia speciale, che va al di là del dato materiale dell’apparente consistenza: l’artista ci invita a guardare oltre la gabbia dei nostri confini, oltre lo sguardo dei nostri limitati occhi.

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In quei rami, che compongono una texture immateriale, troviamo le trame di un racconto, forme archetipiche e primordiali, la dimensione quasi epica della nostra esistenza, resa attraverso i modi di un fare antico.

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La traccia lasciata dai piccoli segmenti naturali sottolinea la necessità di una leggerezza mentale, l’architettura che emerge silenziosa richiama presenze immaginarie, l’apparente trasparenza rimanda alla fragilità della nostra esistenza e del nostro vivere, riproposti in quei rami che si sviluppano all’infinito quasi in un mantra esistenziale, pervaso da un profumo di laica spiritualità.

5- Tengo mucho miedo de ser un animal (2)

Testo a cura di Claudia Casali

Foto: courtesy dell’artista.


Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni ma sopratutto alle nuove correnti artistiche del panorama Italiano e non. www.contemporaryitalianceramic.com

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