“LA PRELAZIONE ALL’ARTE”. L’attività curatoriale di Alessandro Mescoli.

Le recenti mostre nel modenese sono state occasione per apprezzare la linea curatoriale applicata da Alessandro Mescoli agli eventi espositivi in cui si cimenta oramai da alcuni anni. Ci riferiamo in particolare a Binomi Antico VS contemporaneo, La terra, il corpo, il pane, personale di sculture di Matteo Lucca e all’intervento di Pier Lanzillotta al CRAC, mostre in cui crediamo di riscontrare una tendenza al lavoro di gruppo, l’apertura  a più forme d’arte e l’attenzione anche a giovani artisti. Riportiamo qui di seguito le sue opinioni al proposito.

Partirei col chiederti della mostra collettiva. Quale il principio ispiratore, le eventuali difficoltà e le valutazioni a progetto realizzato?

Per quanto riguarda Binomi antico versus contemporaneo, ci interessava esplorare la possibilità di documentare se nell’epoca contemporanea, dominata da un uso consumistico e mordi e fuggi  delle immagini, un intervento artistico, potesse essere ancora considerato  immediatamente riconoscibile come tale. Per muovere a queste considerazioni i visitatori, abbiamo utilizzato come termine di paragone importanti opere del passato e di alto antiquariato; pittura, scultura o quello che ora chiameremmo design. Da qui l’idea di presentare in una grande collettiva  opere di arte contemporanea abbinate ad importanti opere del passato in dialogo tra loro per assonanza od ossimoro. Per quanto riguarda gli artisti contemporanei ospitati si è deciso, per questa mostra, di non accogliere solo eccellenze vicinali, ma di uscire dai confini regionali per invitare ad esporre gli artisti che abbiamo ritenuto più interessanti ed innovativi.

Proprio in questi anni, intorno alle mostre da noi organizzate, si è creato  un gruppo di artisti che più di una volta hanno esposto insieme, ad esempio Andrea Capucci, Cristiano Baricelli, Michelangelo Galliani, Marika Ricchi, Giulia Bonora e Simone Fazio. Ce ne sono altri che vengono dall’area bolognese o dell’Accademia di belle arti, altri con  attività espositive  più consolidate: in questo senso sono stati invitati Daniele Gagliardi e Simone Pellegrini.

L’idea che si possa creare un legame o  un gruppo tra autori anche di diversa fama e genere lo trovo molto stimolante soprattutto per il futuro che può preannunciare. Simbolo della mostra un Mosè di Giovan Francesco Barbieri, che dialoga con una donna “Blu” accarezzata da un artiglio ferino opera del Maestro Italiano del disegno, Omar Galliani, che con il maestro Ferrarese condivide assolutezza della figura e la conoscenza della “maniera”.

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GIOVAN FRANCESCO BARBIERI detto il Guercino Mosè 1623-1625, circa Olio su tela, 81 x 70 cm courtesy galleria Ossimoro OMAR GALLIANI Blu, 1999 Matite e pigmenti su carta pesante 35 x 50 Collezione Privata

Per citare alcuni di questi dialoghi, o meglio binomi, penso all’incisione di  Giovanni Battista Piranesi abbinata ad un opera di Franco Guerzoni e ad una di Andrea Chiesi. Il dialogo che si instaura va abbracciando considerazioni riguardo l’abbandono dei luoghi, il fascino della rovina ed il paesaggio in generale inteso come luogo fisico ma anche come sedimentazione di ricordi e serene malinconie: luogo dei segni lasciati degli uomini. Oppure ancora l’abbinamento di una palma al vero, realizzata in ceramica da Bertozzi e Casoni (per la cortesia della Galleria Ossimoro) collocata vicino ad una preziosa ed antica dormeuse proveniente dal Palazzo Ducale di Modena: ironica rappresentazione estiva di una sdraio all’ombra di una palma in una spiaggia caraibica!

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Dormeuse, Milano, 1780 c.aLegno di noce scolpito, laccato e dipinto a cineserie
courtesy galleria Ossimoro
BERTOZZI & CASONI, Palma, 1986, Maiolica policroma, courtesy galleria Ossimoro

Molto forte anche l’abbinamento tra un Cristo ligneo del 1500 che sostiene il confronto tra una Tessitura di Rolando Tessadri, rossa come la ferita di longiniana attribuzione, un uomo di pane di Matteo Lucca come metonimia dell’eucarestia, e di una veste-tela di Li Zhuwei che, anziché accogliere la pittura è stata portata alla sottrazione di uno dei propri elementi fondamentali come la trama e l’ordito.

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MAESTRO LOMBARDO VENETO, Cristo ligneo, seconda metà sec XVI sec.
Legno di tiglio in policromia courtesy galleria Ossimoro
ROLANDO TESSADRI, Tessiture 2010-221, 2010, Acrilico su tela, 42 x 42
courtesy Castel Negrino arte
LI ZHUWEI, Senza Titolo, 2019, camicia, 46x100cm
MATTEO LUCCA, In the deeper soul you can find a light, 2018, Pane e trattamento consolidativo, 174.5 x 47 x 21

Di grande impatto visivo anche il binomio di Giulia Bonora con un divano settecentesco dalle medesime sinuosità e cromatismi. Giulia introduce il dialogo tra la ceramica estrema del contemporaneo, non solo con il protodesign settecentesco, ma inserendo in rapporto la sua serpentina ceramica con uno dei suoi ultimi enormi disegni di 4 metri e mezzo!

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DIVANO, Lombardia meta’ del XVIII sec., Legno di noce scolpito
courtesy galleria Ossimoro
GIULIA BONORA, Onda blu, Pastelli a cera e olio, matite colorate su carta lucida
450 x 110.
GIULIA BONORA, Onda blu, Gres, smalto, 600 cm

 In una mostra strutturata, numericamente parlando, come questa una delle principali difficoltà è sicuramente legata agli aspetti di coordinamento con gli artisti e con chi si occupa in maniera fisica della gestione delle opere.

 Fortunatamente una buona analisi progettuale riesce a semplificare un po’ i disagi che una mostra come questa comportano, unita ad una rete di conoscenza e fiducia che il curatore instaura con gli artisti; aspetto per me fondamentale.

Quello che noi ricerchiamo, da un’esposizione come questa, oltre che un dono alla comunità e alla città che ospita la mostra,  è sensibilizzare e rendere partecipativo al dialogo sull’arte i visitatori ed i fruitori, la cittadinanza.

 Ed anche partecipare alla crescita degli Artisti fornendo loro la possibilità di farsi conoscere, permettendogli di portare nel proprio curriculum una mostra istituzionale, è per me importante. Una municipalità che crede in un artista è sempre un’opportunità, che può anche diventare mutualistica attraverso l’esperienza delle residenze artistiche.

Già presente nella mostra collettiva, come ci ricordavi in un dialogo serrato tra una sua scultura di pane e un crocefisso ligneo, Matteo Lucca è stato scelto per una mostra personale, anche questa in uno spazio inusuale: una galleria di antiquariato.

Sì Domenico, Matteo Lucca oltre ad avere un’opera nella collettiva Binomi, è stato anche ospitato per una personale nella galleria di antiquariato dell’architetto Sergio Bianchi, nella galleria Ossimoro di Spilamberto, Modena.

Il lavoro di quest’autore ha un calore primordiale, ridotto e polveroso, da qui l’idea dello spazio dell’antiquariato.

Il lavoro di Lucca procede non solo nelle realizzazioni di opere statiche, plastiche o scultoree che siano, ma spesso si connota per lo studio e la realizzazione di frammenti, derivanti da performance, da indagini comportamentali, dove il corpo dello stesso artista attraverso varie situazioni è messo in relazione con il medium che poi raccoglierà le tracce del suo corpo, che è il vero relitto del lavoro dell’artista: attraverso una danza o un esercizio fisico, il calco del proprio volto, delle mani o dell’intero corpo, diventeranno, rimanendo imprigionati nella terraglia, ciò che chiamiamo opera.

MATTEO LUCCA_2 PERFORMANCE _PREPARAZIONE DEL CALCO IN TERRACOTTA

MATTEO LUCCA_3 PERFORMANCE _PREPARAZIONE DEL CALCO IN TERRACOTTA

MATTEO LUCCA, Still da performance, stampe digitali, 2019, 10 x 15 cm 

Calchi che Matteo utilizza come stampi, al cui interno vengono cotte vere e proprie sculture di pane o degli interi uomini di pane.

 Durante questa mostra, Matteo Lucca, La terra, il corpo, il pane, alcune sculture di pane edibile sono state utilizzate dallo chef Modenese del Panino, Davide Scappini, per ricreare una sorta di eucarestia artistica in chiave gourmet: la sagoma in pane del corpo dell’artista è stata servita a tutti gli intervenuti alla vernice. Non mancavano raffinate opere in terracotta, teste di gesso post-umane con conci di cenci policromi al posto dei capelli.

bread face

MATTEO LUCCA, Volti di pane, 2019, pane, installazione, dimensioni variabili

Per finire con i progetti già realizzati, il CRAC ha ospitato un’installazione di Pier Lanzillotta. Quali le specificità di questo spazio, vincoli e potenzialità? Che linea curatoriale è stata scelta per far fronte a queste specificità?

 Lo spazio CRAC di Castelnuovo Rangone, è uno spazio espositivo diffuso e continuo, una delle sue caratteristiche è di abbattere le distanze dovute dagli orari di apertura che in uno spazio espositivo condizionano la visibilità di una mostra d’arte. E’ una vetrina artistica di circa 30 metri quadri incastonata tra le antiche mura del Castello, che attraverso ampie vetrate è collegata alle mura del nuovo Palazzo Municipale.

Alla nascita di questo spazio molto devo all’assessora Sofia Baldazzini, al Sindaco di Castelnuovo Rangone  Massimo Paradisi e a tutti gli assessori.

E’ uno spazio ideale per installazioni ambientali, e prende origine dall’ambizioso progetto di fornire senza soluzione di continuità una mostra diversa ogni due mesi, sottolineando quella dell’arte come una presenza fissa e continua nei giorni e nelle stagioni dell’uomo.

Le potenzialità di questo luogo sono una profonda suggestione e la valorizzazione delle antiche mura duecentesche del castello, insieme con una fruibilità totale per cui anche di notte, come una fiamma e un battito che si segnalano perennemente, l’illuminazione a LED rende visibile la mostra che in quel momento è ospitata.

Nella fattispecie la mostra di Pier Lanzillotta “Meditation Surface” è nata dall’idea di evidenziare la riappropriazione degli spazi inutilizzati, degli ambienti senza destinazione. In questo caso il pavimento del CRAC è stato per intero ricoperto da una produzione ceramica di tipo industriale, disegnata da Pier Lanzillotta per le ceramiche REFIN di Reggio Emilia. Il pavimento-pattern, quasi un mantra, disegnato da Pier Lanzillotta su queste piastrelle, vibra e si attiva come una scrittura automatica, un flusso di coscienza segnico, al centro del quale, nell’atto di sorgere o di soccombere al caos, si erge a simbolo di perfezione un tetraedro, solido platonico.

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PIER LANZILLOTTA, Meditation surface, 2019, ceramica industriale, inchiostro su carta
dimensioni ambientali

Alla mostra di Lanzillotta è seguita un’installazione bipersonale di Simone Pellegrini e Daniele Gagliardi, a iniziare e inaugurare una situazione annuale per maestro e allievo. L’installazione site specific dei due autori consiste in un grande disegno di Simone Pellegrini e in un’accumulazione di materiali di Gagliardi; “ Vacanze reticolari“. Parafrasi, azione artistica-pittorica e materia densa, (ma non priva di implicazioni concettuali) di ciò che succede a seguito di una pressione forte, quando provoca la rottura di un solido per slittamento dei piani cristallini.

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SIMONE PELLEGRINI, Aoristo, 2014, 120 x 265 cm, courtesy galleria Bonioni
DANIELE GAGLIARDI, D’originario, 2019, misure ambiente, installazione site specific per
Vacanza reticolare, 2019 

Proprio in questi giorni ci stiamo occupando di definire la programmazione delle mostre 2020 per lo spazio CRAC. Gli aspetti che privilegiamo nel selezionare le mostre sono la capacità di dialogo con l’ambiente e l’incanto e la suggestione che queste possono stimolare nel visitatore. Privilegiamo tutto ciò che rappresenta diversi piani di lettura, sia per il più esperto appassionato d’arte che per chi si avvicina per la prima volta ad esperienze come questa.

In riferimento alle tre esposizioni appena citate, ricordiamo che si tratta di una mostra collettiva, di una personale e di una installazione: forme differenti di eventi espositivi con caratteristiche particolari. Che fine ti prefiggi con ciascuna di queste? Ce n’è una più vicina al tuo modo di lavorare e di concepire l’ “utilità” o la fruibilità dell’arte?

Sicuramente ciò che più m’interessa, quando realizzo mostre per un evento pubblico o privato o installazioni ambientali, è dimostrare l’importanza di investire culturalmente nell’arte. E’ idea romantica e stimolante che un Comune appoggi la formazione di un artista il quale, anche a distanza di dieci o vent’anni, possa diventare un talentuoso indagatore di aspetti cari all’uomo, come la vita in una comunità, l’ambiente, l’oblio o la morte o la memoria: tutti aspetti che possono essere indagati in maniera a-scientifica da un artista, ma con non meno efficace capacità di risoluzione.

Sinceramente non adoro che siano creati eventi intorno ad una mostra d’arte o collateralità particolari che possano prevaricare l’arte stessa.

 Credo che l’arte abbia la forza dell’autonomia, soprattutto quando aspetti pittorici, filologici storiografici, siano evidentemente preponderanti.

Come capacità di sedimentazione e di contaminazione culturale, credo molto nell’opportunità offerta dagli interventi allo spazio CRAC; il confine fisico inesistente è un fattore favorevole alla diffusione della conoscenza attraverso l’indagine e il mezzo artistico. Un’opera d’arte, di qualsiasi tipo, è importante perché veicola il pensiero e le considerazioni di un artista, che attraverso di essa parla ed esprime un personale punto di vista.

Riguardo alle reti che si creano, auspico entro breve di poter ospitare un lavoro di Giulia Bonora, anche allo spazio CRAC.

Giulia è attualmente impegnata nella realizzazione della mostra di fine residenza al museo Carlo Zauli, insieme ad altre importanti artiste come Arianna Carossa e Chiara Camoni.

Sempre riguardo CRAC, In questi giorni si sta chiudendo proprio la  programmazione per il 2020; tra gli artisti ospitati ci saranno Luca Caccioni, Flavio Pacino, Barbara Giorgis ed altri. Da segnalare per il bimestre dedicato all’esposizione Maestro/ Allievo la presenza di Andrea Chiesi con tre suoi studenti dell accademia d’arte di Macerata.

Un ulteriore progetto davvero articolato è appena stato presentato al pubblico. Ci riferiamo alla mostra all’interno del programma del Festival della filosofia di Modena Sassuolo e Carpi. Puoi parlarcene?

Certo Domenico, te ne parlo volentieri e mi fa piacere questa domanda riguardo all’ultima fatica contestuale al Festival Filosofia 2019 sulla tema della persona. La mostra esplora e documenta lo studio della figura umana nell’arte, ponendo l’accento sull’evoluzione dell’indagine artistica riguardo allo studio della persona, del corpo, sulla ricerca della dignità umana, dell’attenzione verso chi è dimenticato: gli altri come noi stessi. Un’esposizione collettiva che riunisce artisti di rilevanza internazionale e altri emergenti, tutti contraddistinti da un importante percorso espositivo e accademico, che attraverso linguaggi diversi raccontano l’Umano, tra storie religiose e di ogni giorno. L’evanescenza che si contrappone alla materia, al pane quotidiano; il mimetismo dell’anonimia che dialoga con la ricerca dell’identità; la profanazione del corpo che attraverso lo smembramento artistico della rappresentazione interroga i nostri frammenti interiori. Con l’intento di fare risuonare la voce e lo sguardo degli artisti e, contemporaneamente, dei visitatori attraverso le opere esposte, questa mostra intende valorizzare l’arte come simbolo della responsabilità verso il prossimo, della tensione all’altro e dell’educazione alla diversità, forza motrice nel dialogo tra le persone.

MICHELANGELO GALLIANI_L ASSEDIO_MARMO STATUARIO DI CARRARA E PIOMBO credit foto Maurizio Gazzotti

MICHELANGELO GALLIANI, L’assedio, 2012, Marmo statuario di Carrara e piombo
250 x 150 x 85 cm
courtesy Contini Contemporary London

 Utilizzo per rispondere a questa domanda il testo ufficiale scritto da Laura Solieri, Ilaria Dall’Olio ed Enrico Turchi, e dal gruppo di coordinamento che mi aiuta: Marco Coltellacci, Andrea Barillaro, Federica Sala, Massimiliano Piccini . Questa mostra, che è stata riconosciuta come mostra rivelazione del festival e che in pochi giorni di apertura ha raccolto oltre 19 000 visitatori, ha avuto come sede espositiva la Chiesa di San Giovanni Battista, prezioso scrigno settecentesco che custodisce nel cuore di Modena il capolavoro di Guido Mazzoni, complesso plastico in terracotta della fine del XV secolo, col quale dialogherà la scultura, la terracotta, il disegno, la pittura, la fotografia ed anche un’installazione sonora.

guido mazzoni_compianto su cristo morto_1476_ terracotta con tracce di policromia_confraternita san giovanni della buona morte

GUIDO MAZZONI, Compianto sul Cristo morto,1476-1479, Terracotta 
Confraternita di San Giovanni Battista della Buona Morte 

Gli artisti invitati sono: Guido Mazzoni, Elisya Atanthos, Andrea Capucci, Collettivo Zoom Weg, Karin Dolin, Simone Fazio, Luca Freschi, Michelangelo Galliani, Omar Galliani, Barbara Giorgis, Carla Iacono, Matteo Lucca, Juan Eugenio Ochoa, Sergio Padovani, Lorenzo Pasinelli, Federica Poletti, Marika Ricchi, Andreas  Senoner, Serena Zanardi, Massimiliano Galliani, e Andrea Chiesi. Tutte le opere sono state fotografate ad allestimento concluso da Maurizio Gazzotti. Durante la vernice, la scultrice “ crudista “ americana Karin Dolin ha completato una scultura in argilla. Per l’occasione è stato presentato un catalogo.

ANDREA CAPUCCI_ CON PIANTO_TERRACOTTA E TERRACOTTA POLICROMA INVETRIATA, 2019 credit foto Maurizio Gazzotti

SIMONE FAZIO_GOLGOTA_OLIO SU TELA_INSTALLAZIONE_credit foto Maurizio Gazzotti

ANDREA CAPUCCI, Con pianto, 2019, installazione, terracotta policroma, misure variabili
SIMONE FAZIO, Golgotha, 2018, installazione, olio su tela, misure variabili

Un calendario molto fitto d’impegni, quello presentato, e in cui abbiamo potuto apprezzare la professionalità delle figure coinvolte. A dimostrare quanto Alessandro stesso definiva la sua propensione a rivolgere, nelle sue attività, la prelazione all’arte.

 

Intervista di Domenico Iaracà

Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni ma sopratutto alle nuove correnti artistiche del panorama Italiano e non. www.contemporaryitalianceramic.com

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