La scultura colorata di Narciso Bresciani

Non è raro che in edifici storici vengano proposte mostre di arte contemporanea. Quella, ora organizzata, dagli Amici della Galleria Marco Fraccaro dal titolo Spazio sospeso vede
omaggiato il Collegio Castiglioni Brugnatelli da un’opera inedita dello scultore Narciso Bresciani, ispirata agli affreschi della Cappella Castiglioni, adornata da affreschi del 1475 che sembrano risalire a una équipe di pittori lombardi, guidati da Vincenzo Foppa e Bonifacio Bembo.
La scultura, plasmata con terre semirefrattarie e colorata con ossidi, si porrà, talvolta in antitesi, talvolta in armonia con le volte quattrocentesche della Cappella. Gli affreschi
preleonardeschi verranno a intrecciare una sorta di dialogo con i colori delle sculture di Bresciani.
La galleria del Collegio Fratelli Cairoli (già Germanico-Ungarico), intitolata al rettore Marco Fraccaro e da lui realizzata, ricavandola dalla falegnameria del trecentesco
convento di San Francesco, ospiterà sotto le sue antiche volte il maggior numero delle sculture di Bresciani.
I Collegi rappresentano un luogo di cultura aperto a iniziative finalizzate a formare e divulgare la conoscenza nelle sue varie forme espressive, comprese quelle artistiche.
L’abbinamento di entrambi gli spazi, di indubbia bellezza artistica, nell’ospitare una singola mostra di scultura, costituisce una novità e si inserisce nelle iniziative volte a consolidare i legami tra i due collegi.
di Carlo Pelfini
a nome degli “Amici della Galleria Marco Fraccaro”

Untitled n°37 anno 2019 serie Territmi semirefrattarioossdi + smalto dim. cm.32x26x31

Territmi, è il ciclo di sculture avviato da Narciso Bresciani intorno al 2015 portando
a gradi di complessità sempre maggiori una ricerca intorno alle possibilità espressive
della ceramica. Le sue radici di sensibilità e cultura visiva sono nei modi e nelle
tecniche dell’Informale, ma con una inedita esigenza di costruire, attraverso il
lavoro sulla materia, delle coloratissime strutture tridimensionali. Bresciani è infatti
prima di tutto un artista che colora la scultura, che prepara artigianalmente ossidi e
pigmenti da applicare sulle sue superfici facendone un uso pienamente coeso con le
esigenze formali: il colore, infatti, non è una patina sovrapposta ai valori formali, ma
una nota che conferisce all’insieme plastico una più chiara leggibilità e una precisa
intonazione di poetica senza negare la qualità epidermica del medium.
Il fatto che Bresciani usi il colore così intensamente, senza i compiacimenti del
ceramista e con la solida consapevolezza dello scultore, non penalizza al contempo
il ruolo della terra refrattaria nel risultato finale dell’opera. L’effetto della materia
modellata d’impulso, con le sue increspature e irregolarità sottolineate dal lavoro di
gesto, infatti, non è un esito conclusivo ma un punto di partenza per l’edificazione
di una vera e propria architettura attraversabile con lo sguardo, apprezzabile nel
pieno come nel vuoto e soggetta a una complessa possibilità di perlustrazione di
dettaglio. Come ha osservato Jacqueline Ceresoli, presentando nel marzo 2017 la sua
mostra personale milanese presso l’Ex Studio di Piero Manzoni in via Fiori Chiari,
«Bresciani rende facili le cose difficili, sperimenta il colore con un orientamento
chiaramente informale-materico, risolve la sperimentazione di nuovi impasti con
sculture più aperte, ritmiche dal moto ascensionale». È l’apparente naturalezza di
un’immagine che sembra essersi fatta da sé e animata da una tensione interna che
spinge la forma a volersi staccare da terra per tradurre quell’avvitamento di linee di
forza interno alla forma in un aereo volteggio nello spazio.

Untitled n°39 anno 2018 serie Territmi semirefrattario ossidi + smalto dim. cm.46x37x34 b
Questo è possibile perché il lavoro di Narciso Bresciani procede per aggregazioni
di elementi singoli: la scultura è il risultato dell’assemblaggio di parti sviluppate
separatamente, o meglio di frammenti elementari nati autonomi e poi aggregati come
se una forza di attrazione improvvisa li avesse calamitati verso un nucleo unitario
provocando un esito unitario.

Untitled n°25 serie Territmi anno 2018semirefrattario + ossidi e smalto vista1 dim.cm.54xh48xp.25
Nei Territmi avviene un’aggregazione narrativa di frammenti inizialmente a base
modulare rettangolare o quadrata, da cui prendono forma delle “capanne” composite
di lembi di materia coloratissima che paiono tenuti insieme più da una forza di
attrazione che da una coesione strutturale. Dell’architettura hanno conservato
l’idea di una forma che si può vedere da dentro e da fuori, che ha un esterno non
come limite di un volume pieno, ma ossatura che delimita uno spazio e consente
di apprezzarne lo sviluppo interno tramite varchi aperti in più punti, come a voler
spingere lo sguardo ad addentrarsi nel cavo perimetrato dalla scultura. L’insieme
che ne deriva è dunque molteplice e pronto a rivelarsi sotto aspetti di volta in volta
differenti a seconda del punto di osservazione. Non esiste, in fondo, un’angolazione
privilegiata per un colpo d’occhio unitario: Bresciani suggerisce piuttosto di seguire
l’avvitamento dei singoli lembi di materia intorno a un asse, come se un vento avesse
azionato il meccanismo interno alla forma sottolineando lo stadio provvisorio di
un assemblaggio su cui si sono formate delle concrezioni minerali, ma che sembra
sempre sul punto di essere smontato e ricomposto, e che al contempo rimane sempre
trasparente rispetto ai propri processi costitutivi: seguire la dinamica di questi
frammenti che si depositano su una struttura e vanno a comporre un insieme, infatti,
dà l’impressione di seguire le varie fasi di lavoro con cui l’artista ha assemblato la
scultura. Si ha la sensazione che quel tetto di un blu intenso sia appena calato sopra
quattro colonne per fare da copertura alla “capanna”, che quel colpo che ha strappato
un lembo di materia ripiegandolo su se stesso sia stato appena inferto, insomma
come se un improvviso schioccare di dita abbia improvvisamente animato ogni pezzo
portandolo a fluttuare fino a raggiungere la propria posizione nell’insieme.
Se si riflette sul lato tecnico dell’esecuzione materiale, tuttavia, ci si rende ben conto
che non può essere così, e che questa impressione è un’intenzionale scelta poetica.
Basta infatti rendersi conto che la colorazione, che ha un ruolo così importante in
questa ricerca, è sempre successiva alla modellazione, per comprendere la capacità
immaginativa con cui Bresciani ha controllato il piano tecnico e quello formale
garantendo al risultato finale il senso di una leggerezza e naturalezza inimmaginabili,
come se tutto fosse stato semplice e immediato.

Untitled n°36 anno 2019 serie Territmi semirefrattarioossdi + smalto dim. cm.43x30x35 b
Qui si consuma una «contaminazione consapevole tra retaggi di codice» possibile
grazie alla ceramica quando fa coesistere un piano plastico e “sculturale” con uno
cromatico strettamente pittorico. Ma il colore ha una funzione ulteriore: stabilisce
la temperatura emotiva gioiosa e conferisce all’insieme una declinazione ludica. A
ben vedere, i luoghi descritti da Bresciani sarebbero inospitali per l’uomo: un’idea di
abitazione troppo provvisoria per poter essere definita “casa”, ma con un’intonazione
ludica che rende tutto più aereo e leggero. Si direbbero strutture fragili, sempre in
via di metafora, per resistere al tempo, come sedimentazioni di un tempo precario
destinato alla transitorietà: un moto interiore le ha portate a unirsi, ma si immagina
che un soffio di vento le possa fare oscillare, rendendole canore e danzanti sculture.

Testo a cura di: Luca Pietro Nicoletti


Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni ma sopratutto alle nuove correnti artistiche del panorama Italiano e non. www.contemporaryitalianceramic.com

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