ArtVerona 2019. Artisti affermati e nuove promesse nella fiera veronese.

Dal Taglio bianco di Leoncillo alle stampe ai pigmenti con cui Mauro Fiorese documenta i depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; dalle sculture di Fontana  a quelle di Giacinto Cerone; le leggere costruzioni di Bertozzi&Casoni, ancora più leggere se affiancate alle ferrigne terrecotte di Spagnulo: sono molti i modi in cui la ceramica compare nella selezione che i diversi galleristi hanno operato in vista di ArtVerona 2019.

Mauro Fiorese, Treasure Rooms del Museo Archeologico Nazionale - Napoli, 2015

MAURO FIORESE, Treasure Rooms del Museo Archeologico Nazionale – Napoli, 2015

Se questa breve carrellata riportata non è certamente sufficiente a darci un quadro esaustivo dello stato dell’arte di questo medium espressivo, dall’antichità al giorno d’oggi, allo stesso tempo è importante notare come, pure in assenza di gallerie specificatamente dedicate alla ceramica, questa compaia con sempre maggiore frequenza nelle fiere di settore. E se a fianco ai nomi, ad esempio, di Melotti, Mainolfi e Vasconcelos  notiamo pure figure emergenti, le fiere ribadiscono il loro ruolo di promotrici e amplificatrici del lavoro di gallerie e curatori.

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JOANA VASCONCELOS, Ponti, 2019, 13 x 39 x 34 cm.

Lo sguardo retrospettivo dedicato alla quindicesima edizione di ArtVerona ci permette infatti di apprezzare la vitalità e l’innovazione di un evento fieristico che, con centocinquanta gallerie e le cinque sezioni in cui è articolata, giustifica l’orgoglio di Giovanni Meccagnini, vicepresidente di Veronafiere, che  può a buon diritto definirla “una fiera matura e concreta”. Nell’impossibilità di dare qui spazio adeguato alle molteplici proposte, ci permettiamo qui di presentarne alcune, esemplificative delle diverse sezioni, rimandando eventuali lettori  di questo testo ad una visita personale in occasione delle prossime edizioni.

Partiamo quindi con una selezione di opere di Ugo La Pietra, in particolare i multipli realizzati in occasione della mostra Poliarte (l’Arte delle Arti) presso la galleria Enrico Astuni di Bologna. Le opere, che vedono il supporto della storica Bottega Gatti di Faenza, ripropongono elementi che rimandano chiaramente alla sua sfaccettata natura di artista architetto e designer. Se fin nel ’62 infatti si è occupato del rapporto tra uomo e ambiente, dal ’68 inizia la ricerca con Livio Marzot sulle periferie urbane con lo scopo di riappropriarsi del loro spazio. E, all’interno delle sua ricerca, è frequente pure l’indagine sulla natura liminale degli oggetti e dei fenomeni, puntualmente riportata nei titoli dei propri lavori come, ad esempio Interno/Esterno, installazione presentata alla Triennale di Milano del 1979; oppure Riconversione progettuale: barriera antiterrorismo / poltrona, 2016 – 2017. Con questa premessa ci appare decisamente coerente con la sua ricerca il progetto sviluppato nel 2019 per la galleria bolognese  dal titolo Architettura / Natura.

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UGO LA PIETRA, Architettura / Natura, 2019, 27 x 27,5 x 11,5 cm.

Architetture domestiche più o meno intime, da una semplice in casa monofamiliare a grattacieli stilizzati. fino ad arrivare a interni drappeggiati da cortine, edifici perlopiù costruiti in mattoni in terracotta si fanno contenitori di quella stessa natura che, per loro edificazione, hanno finito con il distruggere.  Quegli edifici pensati a proteggere quanto abbiamo più di più caro diventano custodie di quanto sembrerebbero invece sminuire se non addirittura annullare per farsi spazio. E quella stessa argilla, materiale primigenio utilizzato dall’uomo per costruire e proteggersi dalla Natura e dalle sue intemperie, diventa ora strumento che l’Uomo stesso usa per proteggerla.

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Veduta parziale dello stand della Galleria Astuni ad ArtVerona 2019.

Una figura ancipite, quella dell’Uomo indagato nelle ricerca di Ugo La Pietra, così come quella presente nell’opera di Mario Scudeletti.  Ci riferiamo soprattutto al satiro, essere mezzo uomo mezzo capra, protagonista del video Vi presento Samuele Cramer del 2012. Ma discorso non dissimile potremmo farlo per l’installazione Orecchio per occhio del 2019 in cui maschere mostruose se non addirittura esplose presentano volti caratterizzati da più orecchie o da lingue abnormi.

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MARIO SCUDELETTI, Orecchioperocchio, 2019, dimensioni ambiente.

Con Mario Scudeletti, cosi come con i Natural totem di Paolo Buzzi e l’imponente installazione di Daniele Franzella, ci siamo spostati verso le figure emergenti, i nomi di giovani artisti a cui ci ripromettiamo di dedicare articoli specifici, figure della cui conoscenza siamo debitori dell’edizione di ArtVerona di cui stiamo parlando.

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DANIELE FRANZELLA, Cabinet  n. 3,  2019, 190 x 130 X 133 cm.

La sezione di ArtVerona denominata Focus on punta la sua attenzione  a quanto succede all’estero e, dopo la Lituania, l’edizione 2019 ha visto l’interesse spostarsi su Repubblica Ceca e Slovacchia. Ecco così che la stagione espositiva della Galleria Raffaelli e Cellar Contermporary  di Trento trova una appendice nello stand approntato per ArtVerona. Filo conduttore è il duo di artisti slovacchi Jarmila Mitrikova e  David Demianovic e le loro opere. La tecnica della pirografia su legno, così come l’argilla plasmata in sculture fantastiche,  affondano le loro radici in processi tradizionali, ma innovativo è lo sguardo che gli artisti gettano sugli effetti dei regimi Novecenteschi nell’Europa dell’Est, a partire dal loro Paese di origine.

Figura di spicco del panorama praghese e della sua galleria VLIT, incontriamo pure  Habima Fuchs, già presente all’edizione 2018 di DAMA, manifestazione collaterale di Artissima a Torino, con una installazione il site-specific per gli spazi del palazzo barocco in cui la manifestazione era ospitata. Anche qui, come allora,  l’artista ci presenta un’opera decisamente riconoscibile della sua ricerca recente. Ci riferiamo ad un estratto dei suoi bestiari, sculture su una importante base di legno che costituisce parte integrante dell’opera. Un bestiario immaginario, come la tradizione medievale vorrebbe, in cui gli animali che lo compongono vivono in quel labile confine tra il reale e il simbolico. Non è un caso che il titolo dell’opera proposta a Verona lo identifichi come un daimònion, ovvero uno di quei dèmoni  o spiriti che animano luoghi o cose.

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HABINA FUCHS, Daimònion rotation, 2011.

 

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L’installazione di Habima Fuchs a DAMA 2018 Foto Sebastiano Pellion di Persano

 

Le opere citate, come detto, possono in  un certo qual modo essere esemplificative, per quanto non esaustive, di tre delle cinque sezioni in cui è stata articolata la XV edizione di ArtVerona.

La ricca programmazione dell’evento non si esauriva comunque qui ma, all’interno del ricco programma, questa prevedeva pure un focus dedicato al collezionismo. Su questo tema il dibattito si espandeva anche on-line, sul sito di ArtVerona. Curate da Antonio Grulli, una nuova serie di Critical collecting occupavano uno spazio virtuale di cui noi tutti dovremmo forse farci sempre più abituali visitatori a seguito del frangente che stiamo vivendo. Già prima degli eventi citati l’arte, così come quanti lavorano al suo interno, hanno dimostrato quella flessibilità necessaria a far fronte ai diversi eventi a cui questo inquieto presente ci sottopone.

Testo a cura di Domenico Iaracà


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