Terra – cotta, a Roma presso Francesca Antonini Arte Contemporanea.

Francesca Antonini Arte Contemporanea”, ossia l’ex galleria “Il Segno”, storico ambiente romano  dal carattere internazionale portato a nuova vita dall’omonima titolare, riapre le porte all’arte mediata attraverso la ceramica. Lo fa seguendo la linea intrapresa negli ultimi anni, promuovendo in primis le ultime generazioni attraverso opere che nascono da una materia primitiva, ma dagli esiti più che attuali. Sono passati meno di tre anni dalla grande esposizione ospitata nella vicinissima “Galleria Nazionale d’Arte Moderna” a cura di Nino Caruso e Mariastella Margozzi, “La scultura ceramica contemporanea in Italia”; da quell’occasione propositiva, ma non priva di ombre, la verve creativa di molti artisti-ceramisti si è evoluta ulteriormente, creando relazioni e scambi significativi con altre realtà internazionali, anche grazie all’apporto del MIC di Faenza e di altri centri italiani.

Francesca Antonini e Annalisa Guerri - IMG_4803 (Copia)

Tornando a “Terra-Cotta”, la scelta curatoriale traccia una chiave di lettura ulteriore, uscendo nettamente dall’ambito tecnicistico e improntando la visione ad orizzonti che tornano a mettere al centro l’essere umano. Le opere dei sei autori selezionati spaziano dall’ambito scultoreo a quello installativo, facendoci dimenticare la vocazione decorativa più propria della ceramica tradizionale. Terracotta, porcellana o altri materiali sintetizzano con elementi chiave gli esiti della ricerca operata negli ultimi anni dai sei artisti.

Annalisa Guerri - Entrata galleria IMG_4804 (Copia)

L’ingresso della galleria (nonchè l’immagine promozionale scelta per l’esposizione) mostra principalmente alcune opere recenti della romana Annalisa Guerri (1979). Sono accumulazioni di sfoglie leggere e dai colori decisi, vibranti e impercettibilmene ipnotiche. La materia scelta, porcellana colorata, si adagia a delle basi inerti creando uno stacco e al contempo un legame naturale col terreno. Leggerezza e tensione sospesa  su elementi solidi, un ammantarsi e un adattarsi solo apparente, in cui la tensione vagamente piramidale accompagna il visitatore attraverso le morbide linee tendenti verso l’alto.  I primi esiti di queste opere sono nate nel corso del 2017 anche grazie alla collaborazione con la galleria RB Fine Art di Milano.

Maggi - Guerri - Pietromarchi - IMG_4796 (Copia)

Nel passaggio all’ampia sala centrale il dialogo installativo si concentra su alcune opere a parete di Emiliano Maggi assieme a Benedetto Pietromarchi e Davide Rivalta.

Emiliano Maggi - IMG_4783 (Copia)

Le opere di Emiliano Maggi(Roma, 1977) proposte per l’occasione sono l’esito di una residenza d’artista occorsa nel 2017 in Sicilia e della relativa esposizione “Animal Palace” tenutasi al Museo di Castelbuono. Nei lavori di Maggi si percepisce un simbolismo che valica il confine della mera trasposizione di elementi naturali: in questo caso l’ispirazione venne dall’iconografia degli stucchi della bottega di Giacomo Serpotta che decorano la Cappella Palatina del Castello dei Ventimiglia di Castelbuono. Quella stessa ispirazione trattata più volte nel corso della carriera attraverso performance e sperimentazioni visive e sonore, più vicine al teatro partecipativo e all’happening sociale, ma che vuole rimettere al centro la stretta correlazione esistente tra un mondo rurale atavico e quello animale, declinato anche attraverso le rivisitazioni barocche che la storia ci ha regalato.

Benedetto Pietromarchi - IMG_4784 (Copia)

La grande vasca con manici in forma umana e piedi animali, contentente dell’argilla cruda, si abbina al connubio di opere in materiali misti nell’opera di Benedetto Pietromarchi(Roma, 1972). La ricerca vede qui un  ritorno all’elemento naturale in rapporto col territorio, siglato e definito in maniera quasi scientifica anche grazie alle coordinate geografiche incusse su uno dei lati del contenitore. Terracotta lavorata in maniera tradizionale, in se capiente per contenersi nella sua forma primigena e adattata a riportare nei vasi a parete dei richiami ancora più evidenti agli elementi naturali incontrati.

Davide Rivalta - IMG_4788 (Copia)

Sull’opera di Davide Rivalta(Bologna, 1974) entra in scena una vocazione più gestuale il cui risultato richiama, in maniera solo apparente, la classicità più lontana. Abituati a conoscere le rappresentazioni dell’uomo attraverso le sculture animali realizzate dall’artista in vari materiali, la testa femminile posta su un lato sorprende per i lineamenti accennati con una tecnica indubbiamente affascinante. Una freschezza espressiva che unisce classicità e materia, ma anche una ferma presenza umana altrimenti oggi solo accennata nell’arte (per inciso: non in quella ceramica).

Manuela Cirino e Davide Monaldi - IMG_4793 (Copia)

Spazio infine per la piccola ed enigmatica scutlura di Manuela Cirino e l’installazione di hula-hop a parete di Davide Monaldi.

Manuela Cirino - IMG_4790 (Copia)

L’asino seduto di Manuela Cirino(Milano, 1962) è un’opera del 2009, frutto di una ricerca in cui è “il catalogo delle cose” a fare da trait d’union. Le cose del quotidiano, gli oggetti con cui l’uomo entra in relazione ogni giorno esemplificati in questo caso da un asino meditabondo con alle spalle un grande cubo in legno. Caratteristica saliente è la frammentazione della pelle dell’asino, piccoli elementi quadrati, quasi ritagli di carta, coprono la superficie e sembrano pronti a staccarsi per lasciar libero il piccolo animale. Esiste anche una versione in cui l’asino, di colore scuro, si staglia sul bordo  di un tavolo in legno, anche in quel caso osservatore silenzioso del circondario.

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Il dialogo con le cose del quotidiano sono anche il leitmotiv nell’opera di Davide Monaldi(San Benedetto del Tronto, 1983), giovane autore prolifico e sagace. Nel suo percorso si è già confrontato più volte con la rappresentazione del se e di oggetti-simulacri della propria infanzia. Dalle palle da rugby al canestro ceramico, dalle figurine di calciatori-artisti contemporanei rigorosamente dipinte a mano alla carta da parati ceramica, l’operazione di mimesi di monaldi è di carattere quieto. L’ironia sottotraccia è silenziosa, opaca come la terracotta ingobbiata proposta nelle sue opere, che prendono lo spunto giocoso per portarlo ad una dimensione atemporale.

Un’esposizione che si configura come un’accenno all’arte (anche) ceramica, assolutamente contemporanea e in grado di esprimere richiami forti al notro presentre fuori dai circuiti che della sola materia fanno baluardo.

Maggiori info:https://www.francescaantonini.it/it/-terracotta2018groupshow

Testo e foto a cura di Lampi Creativi.


Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni ma sopratutto alle nuove correnti artistiche del panorama Italiano e non. www.contemporaryitalianceramic.com

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