“FREAK”, di Fabio Amoroso Galleria “Nero – La Factory” di Pescara.

“Freak” è il titolo della prima personale di Fabio Amoroso: un’esposizione speciale con molti lavori inediti su carta e ceramica, a cura di Silvia Moretta e Matteo J. Coccia, ospitata nella galleria “Nero – La Factory” di Pescara di quest’ultimo.

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Classe 1982, con una formazione che parte dall’Istituto d’arte “Nicola da Guardiagrele” di Chieti per arrivare alla laurea in Disegno industriale e comunicazione visiva all’Università La Sapienza di Roma, quella di Amoroso è una storia “disegnata” con perizia e apparente calma.

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Osservando i suoi lavori viene da pensare al disegno come pratica quasi maniacale per raggiungere padronanza sulla decorazione figurativa, per inglobare elementi in parte autobiografici e in parte universali. Elementi appartenenti al mondo animale e vegetale in dialogo aperto con l’essere umano e le sue contraddizioni. Nelle composizioni grafiche, su carta e su ceramica, questo dialogo ha evidenziato un preciso rapporto tra le parti, assegnando alla natura la parte dominante in ragione di un uomo che a fatica ne comprende il senso.

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Un uomo che è piccolo e quasi insignificante dinanzi alla natura nelle sue manifestazioni più serene: piccoli rettili, anfibi, mammiferi, uccelli posti accanto a minuscoli antropocentrici.

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Dal momento dell’approccio alla ceramica, debitore solo in parte della tradizione abbruzzese di Rapino e inizialmente con apparenti finalità utilitarie, anche il supporto ha subito l’influsso di una ricerca verso la caotica armonia della natura. Piatti e ciotole hanno spesso imitato il languido movimento di alghe o anemoni fino a quando la ricerca scultorea si è spostata sul piano di una crescita in nuce. Il seme ibrido vegetale-animale si è quindi profilato nelle sculture ribattezzate “Mutaforma”, autentiche fasi di sperimentazione e continua crescita di un germe ormai instillato.

Per un breve periodo la figura umana è sparita, racchiusa entro quelle sculture la cui radicazione andava oltre i generi classificati universalmente. Quel pur breve periodo di ripensamento della persona, in parte transito della propria storia, trova in “Risveglio” il primo tenativo di porre un equilibrio tra ciò che dell’uomo apparentemente dorme (o è morto), ma è già portatore di vita. La traccia da seguire va proprio nella direzione di un richiamo ancora più forte ed esplicito alla natura, non più resa graficamente, ma imitata tridimensionalmente: piccoli frammenti di corteccia sono il lasciapassare per ricominciare ad osservare da vicino le superfici di ossa, minerali, piante non più sole. Potrebbero sembrare immagini grottesche, quasi orrorifiche, complice la frammentazione del corpo umano in dita, orecchi, occhi, ma ancora una volta quel seme dischiusosi mostra la rinascita, mostra un bimbo adagiato comodamente in un ventre naturale.

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Come ha sottolineato la co-curatrice Silvia Moretta ”Il mondo di Fabio Amoroso è fatto di una a tratti inconsapevole gestazione di immagini che ricordano la meraviglia prodotta dalla lettura delle creature calviniane, e che danno vita a nuove e “strane” forme, narranti le storie di una inedita biogenesi. Vi appaiono inusitate  sintesi tra l’umano, la natura, le profondità, le metamorfosi, il mistero della nascita e dell’ambiente uterino. Sono forme che non rappresentano la maturazione dei corpi, ma la loro “mutaforma”. Forme organiche e ibride, trattenute in fase gestazionale, dove ancora scorrono i fluidi, che paiono muovere elementi filiformi richiamanti la flora marina, emergenti però dalla nuda terra, arido letto del volto di un nuovo Orfeo. Forme in cui la figurazione umana è aggredita dall’elemento naturale, o viceversa, dove il residuo dell’uomo, il volto e dita delle mani si insinuano in luoghi inusitati. Forme rese più naturali dalla vivida pittura, in cui la morte si confonde con la vita, o ne diviene inquieto sottofondo. Nelle sculture di Fabio Amoroso tutto risulta epifanicamente vissuto, intimamente riunito. Nuove immagini echi di ricordi, di emozioni quotidiane e storicizzate affiorano tanto inconsce quanto vive.

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“Nero – La factory” nasce come un collettivo di artisti nel 2012, tutto si evolve fino alla creazione di uno spazio espositivo indipendente, dove artisti e designer trovano un posto di condivisione e associazione. Nel 2017 comincia l’avventura del design di artigianato, con la prima linea di gioielleria in cemento completamente realizzata a mano, nel nostro studio-laboratorio di Pescara. Nero unisce il minimal e il fatto a mano in ogni prodotto, mescolando vari materiali. La missione è creare pezzi sofisticati e riconoscibili ispirati alla geometria e alla delicatezza. Il progetto prende forma da un’idea di Matteo J. Coccia, grafico pubblicitario e artista visivo. Nato e cresciuto in Italia, i suoi studi sono inizialmente proiettati al teatro e alla scenografia, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, per poi concentrarsi sul design. Si è laureato all’Università Europea di Design (UED) nel 2014 e ha iniziato la sua carriera come grafico pubblicitario freelance e artigiano a tempo pieno.

NB. la mostra è visitabile fino al 7/4/201

Info sull’artista: http://www.fabioamoroso.com/

Testo a cura di LAMPI CREATIVI

Foto a cura di Luisa D’Aurizio


Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni ma sopratutto alle nuove correnti artistiche del panorama Italiano e non. www.contemporaryitalianceramic.com

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