
Locale e globale; destinazione funzionale e ricercatezza formale; piccolo formato e dimensioni importanti: queste definizioni appena citate sono già indizi sufficienti della complessità della ricerca artistica di Jacopo Cucci alla scoperta della quale cercheremo di guidarvi. Pur anticipando che le righe che seguono offriranno solo una lettura tra le tante possibili di un percorso ormai pluriennale, proviamo comunque a chiarire il nostro punto di vista. Spunto alla riflessione, gradito motivo occasionale, è la mostra londinese, di cui segue il manifesto, con una selezione della produzione recente. Eccoci subito introdotti quindi ad un aspetto della ricerca di cui parlavamo, il suo aspetto globale. Globale nell’orizzonte del pubblico che gode e apprezza i frutti della ricerca, al quale si affianca un altrettanto ampio spettro di località di ricerca e opportunità di confronto. Un rimando al sito del nostro è il modo migliore per far apprezzare le ricche esperienze condotte da Jacopo Cucci, per cui ci limitiamo qui soltanto a ricordare la residenza in Nuova Zelanda e l’occasione di esporre al Jingdezhen, una delle capitali mondiali della ceramica.


A questo aspetto si affianca però un radicamento sorprendente al territorio, attaccamento che si sostanzia nella ricerca di materiali naturali nelle immediate vicinanze del proprio studio. A testimoniare quanto detto, la mostra di Jacopo Cucci allo spazio Ikos di Modena è stata accompagnata da un evocativo video sulla fase preliminare del lavoro, quella della selezione dei materiali. Se nel tempo non ne sono mancati alcuni quali il gres e la porcellana, tratto distintivo e qualificante della sua produzione recente è infatti l’uso di argille raccolte in loco e smalti prodotti da lui stesso, così come sono frequenti le cotture in un forno a legna, lungo processo finale realizzato con chi condivide un percorso creativo simile al suo. Anche qui le nazionalità e le lingue delle figure coinvolte si sommano, ampliando il confronto ad un orizzonte sovranazionale.

Volendo passare ad un altro aspetto della produzione in esame potremmo soffermarci ad un altro ossimoro, quello del grande e del piccolo, come due interessi compresenti nella ricerca. Seppur non sia stata affrontata ancora la dimensione monumentale, a quanto sappiamo, non mancano realizzazioni di notevole impegno. Di dimensione minore, quasi una scelta di ricerca sulla perfezione nel piccolo oggetto, un gran numero di realizzazioni, ognuna con la sua individualità data dalla non ripetibilità del risultato; è infatti nella modellazione a mano libera che molti pezzi raggiungono la loro unicità.

La grazia fragile di un piccolo contenitore è esaltato dall’asimmetria che lo caratterizza, lo contraddistingue e lo distingue dal vicino, tanto più quando sono pensati come un servizio di piccoli bicchieri. Perché sono spesso oggetti funzionali, quelli di Jacopo Cucci. Forme destinate all’uso in cui ricerca delle argille o sui materiali in genere, gli smalti utilizzati e la modalità relazionale nel momento della cottura aggiungono un valore aggiunto di cui ogni singolo pezzo è portatore.
In conclusione, ogni oggetto – ed usiamo volutamente questo termine neutro, non connotato – ogni oggetto, dicevamo, uscito dalle mani di Jacopo Cucci e dei suoi colleghi di ricerca finisce per assommare in sé tutta una serie di altri aspetti che ne trasformano la realtà profonda in qualcosa di diverso, non più di puro e semplice oggetto. Attendiamo quindi impazienti altre occasioni per confrontarci con i frutti della sua ricerca.

Domenico Iaracà
Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni
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