Nell’introdurre l’installazione di Paolo Demo allo spazio espositivo della chiesetta dell’Angelo a Bassano del Grappa potremmo partire dall’aneddoto su quanto accaduto a Mick Hucknall: alla domanda su quale fosse il nome del gruppo musicale che capitanava, la risposta fu: “Semplicemente Rosso“. Il fraintendimento di chi ascoltava a suo tempo ha portato in realtà al nome con cui ora noi tutti li conosciamo, Simply Red. Così per l’installazione di cui stiamo per parlare, semplicemente “Demo“, per l’artista; o totalmente rosa, se volessimo.
Ma partiamo dall’inizio: l’attività espositiva del comune di Bassano del Grappa ha concesso all’Associazione Dif.fusione di animare lo spazio espositivo appena ricordato e la scelta di quanti la compongono è caduta sulla ricerca recente di Paolo Demo. Un’opportunità importante, per l’artista, per mostrare il nuovo indirizzo del suo lavoro in ceramica grazie ad un’installazione site specific che dialogasse con gli spazi architettonici.

Quelle che seguono sono le parole di quanti hanno seguito il progetto, un racconto a più voci in cui si susseguono il testo di chi scrive, un focus sulla ricerca recente – quasi una accelerazione in direzione pop con la scelta del rosa fluo come colore unificante delle opere e dello spazio espositivo – e alcune riflessioni dell’artista che, in quanto architetto di formazione, si sofferma sul rapporto tra oggetti e spazio architettonico circonstante, sul loro dialogo reciproco.
Invitato a partecipare al progetto in qualità di curatore, il contributo di chi scrive queste righe è stato quello di tracciare, spontaneamente e quasi inevitabilmente, un percorso che conduce dalla la ricerca di Paolo Demo indietro alla tradizione. Come lui stesso ha infatti avuto modo di dire nel presentarsi al pubblico della serata inaugurale, il suo rapporto con la ceramica parte dal lavoro dei suoi genitori: decoratrice di figure in porcellana riproducenti scene del settecento veneziano la madre, allieva del Maestro Luigi Fabris nella Manifattura omonima, e il padre ceramista e decoratore ceramico.
Ma ad un primo approccio un richiamo a questi precedenti sembra non comparire affatto, così come un possibile rimando alla tradizione, ceramica e non solo. A scansare questo equivoco ecco l’introduzione abbozzata per la vernice del 3 febbraio scorso.
Paolo Demo e la “leggerezza della tradizione”.
Chiunque in Italia si approcci a discipline letterarie o artistiche, figurative o plastiche che siano, deve far i conti con una tradizione plurimillenaria. E parlando di tradizione, il concetto che a questo viene spesso associato è quello di onere, così che l’espressione “peso della tradizione” è ormai quasi un luogo comune. Stupisce quindi notare, avvicinandosi all’opera di Paolo Demo, la leggerezza che percepiamo immediatamente davanti alle due realizzazioni: colori da una parte e forme dall’altra sono motivo di gioia.
Ciononostante per chi, come chi vi parla, ha avuto una formazione accademica dedicata alla storia di questi di manufatti, non sfuggono le radici profonde, i rimandi a quella stessa tradizione di cui parlavamo.
Potrebbero essere molte le opere di Paolo Demo da cui prendere spunto per provare a dimostrare questa mia lettura della sua ricerca prima e dell’opera poi. Mi piace partire qui in una delle sue opere iconiche, Pull-Lovers. Già il nome stesso ci rimanda ad un orizzonte culturale che parla di modernità, forestierismo tra i molti, forse troppi, che talvolta a sproposito troviamo oggi nella nostra lingua. La scelta di colore, la forma di un camion stilizzato rimangono quasi a giochi di un bambino. Ma se dovessimo dare una definizione più fredda di questo oggetto non potremmo non ricordare come si tratti di un contenitore che riprende forme a noi contemporanee. Uno sguardo indietro alla tradizione ceramica potrebbe darci un numero importante di precedenti a questo utilizzo ma, per rimanere ad esempio in più vicini a tutti noi, mi piace soffermarmi sulle zuppiere a forma di animale diffusi nella produzione ceramica locale. Per scendere più in dettaglio mi riferisco a quelli a forma di faraona, anatra o coniglio presenti nei musei di Bassano e di Nove.

Passando velocemente oltre è facile individuare, nei busti di bianco marmoreo, un rimando alle opere ben più antiche, siano esse i busti classici o la proposizione neoclassica ad opera delle diverse manifatture tra cui quella Ginori di Doccia di cui abbiamo uno splendido esempio attualmente esposto al MART di Rovereto. Qui l’espediente che ci strappa il sorriso è la scelta dei personaggi rappresentati: Jeeg robot e Goldrake.

Potremmo continuare ancora parlando della scelta ammiccante dei nomi di alcune opere, a partire da Ovo sapiens in cui il rimando all’Homo sapiens della storia dell’umanità è chiaro a tutti noi. Facendo così rischierei però di dilungarmi eccessivamente rischiando così di venir meno a quella stessa leggerezza che anima, come appena detto, la ricerca e le realizzazioni di Paolo Demo: è quindi ora che mi taccia e che lasci a tutti noi l’opportunità di godere, con leggerezza ma non con superficialità, il risultato del suo lavoro.
Il compito della presentazione della ricerca recente di Paolo Demo è stato raccolto invece da Romano Zanon a nome dell’intera Associazione Dif.fusione. Questo il suo testo.
Paolo Demo. Di Rosa Fluo
Quando ho detto a Paolo che noi di Dif.fusione avevamo pensato a lui, alle sue cose, in Chiesetta dell’Angelo, credo si sia formata un’immagine non solo retinica, più uno tsunami di rosa fluo.
Il colore rosa simboleggia la speranza, la rinascita; è il colore femminile però visto dalla prospettiva maschile; è un colore che mantiene una propria ambiguità, lambisce il rosso e se ne scosta.
La primavera si tinge di rosa e lo fa in maniera delicata, gentile, ottimista. Ma cosa accade al rosa quando diviene fluo? Cosa succede schiacciando il pedale sull’acceleratore della brillantezza e della saturazione? Questa è la domanda da porre a Demo. E la risposta la troviamo in un’installazione al centro di un antico e raccolto luogo sacro dalla pianta ovale.

Un reset, come una barca pronta a salpare, che ha già sciolto gli ormeggi da sola, e sta sospesa; è ferma ma par che si muova, illumina ma fa chiaro solo a se stessa, senza abbagliare, senza far rumore. Però contiene ciò che serve, l’indispensabile: il frutto del proprio lavoro.
Il rosa saturo di Demo non abbaglia, non disturba eppure attira, è magnetico come il plastico di una città sconosciuta. È lì ed è un’idea, è cosa ed è progetto. Soprattutto è rosa ed è flou. Un chiarore che odora di rinascita.

Da vero conoscitore della rete, l’artista ci ha guidato in questo mezzo con le sue riflessioni sulle varie tappe del percorso espositivo, dall’allestimento alle sue riflessioni sul rapporto tra installazione e contenitore architettonico. Di centrale importanza anche la serata dedicata alla sua presentazione del design ceramico che risulta purtroppo difficile riportare qui per esteso.
“DEMO” PROPHETA IN PATRIA
Oggi pomeriggio si allestisce.
Allestimento e installazione di una mostra in apertura è un’esperienza sempre nuova, da tanto non mi capitava.
È, a mio parere, tra tutte le cose che contraddistinguono la programmazione di un evento, il momento più bello, il vero “cantiere” della mostra.
È il momento dove si verifica tutto il progetto dalla A alla Z, lo spazio in cui la direzione presa si rivela non solo nel funzionamento degli apparati tecnici – musica, luci, strutture e tanto altro – ma anche per l’impatto scenico e per le prime sensazioni di spazio, ambiente, atmosfera. La luce negli occhi dei presenti ne è sempre la cartina tornasole. La presenza del curatore e dell’artista girano le carte e creano improvvisi e inaspettati cambi di rotta che si risolvono nel tempo obbligato di una serie infinita di prove e simulazioni.
Tra tutte le mostre che finora ho allestito o che sono state allestite per me, credo che questa sia tra le più strane e singolari.
Strana per la difficoltà di immaginare anche per me l’effetto finale, singolare per la velocità con cui è stata decisa, programmata, realizzata in ogni sua parte. Dif.fusione sono stati magnifici, davvero non avevo aspettative così alte, pur riconoscendone la competenza, l’esperienza e la bravura. Li abbraccerò presto uno ad uno per il regalo che mi hanno fatto.

E come “propheta in patria” è davvero tanto per me, specialmente in questa epoca in cui tanti sono profeti, ma dove le cose da dire si disperdono velocemente, amplificate da canali di accelerazione da tenere per le briglie quali sono i social, le messaggistiche istantanee, la musica sempre meno presente e sempre più assente nei momenti un cui lo spirito necessita di protezione.
E siccome di cose da dire ne abbiamo tante e il tempo a disposizione è sempre poco ed è sempre più pericoloso perderlo, di questa piccola nave rosa saremo capitani tutti quanti proprio domani sera.
Alle 18:30 si salperà e si navigherà, ognuno con la propria meta, un po’ di spazio a ciascuno, di quella libertà che sempre tendiamo a conservare per noi stessi, ma che a volte necessita di un luogo speciale, improvviso, quella situazione scoperta per puro caso o che non ti aspettavi tra il giorno e la notte.

L’artista stesso ha proceduto poi a presentare la sua idea di innovazione con le righe che seguono.
HO TRASFORMATO LA CERAMICA, LA CERAMICA VUOLE ESSERE TRASFORMATA.
Questa sera alziamo i teli su DEMO, un progetto espositivo che porta il mio nome.
Un evento che mostra più di dieci anni di lavoro su ceramica, ricerca, innovazione.
A volte contro ogni regola, perché le regole già ho imparato a seguirle e le possiedo.
Più di un decennio controcorrente, a fare e comunicare una visione di cambiamento, contro il volere di chi ha tutto il vantaggio di starsene dove sta e la convenienza che solo la zona di comfort gli garantisce, ma senza il potere della memoria.
Sedici anni contro il decor e i continui restyling nella ceramica, che amplifica le scuse generate dalla mancanza di menti capaci di tradurre la nostra epoca in forme nuove, in un nuovo specchio del presente, per riconoscerci per ciò che siamo, con la nostra cultura protesa a guardare oltre il recinto dei tradizionalismi e delle nostalgie rassicuranti.
Un reset a cui io stesso sono nuovamente pronto, per mostrare a tutti da dove ripartirò per andare avanti, cambiare ancora.
Questa sera sarà bello essere in molti, respirare questa aria, godere di una luce diversa, di una nuova primavera che accelera i suoi colori fino a farli scoppiare in tutto lo spazio che abbiamo a disposizione.
Stasera diventeremo tutti luminosi, accecanti, sonori, da stasera non ci saranno più scuse.
Un’installazione complessa e articolata, quindi, su cui si potrebbe dire ancora molto, ma lasciamo la possibilità di tornare sull’argomento in occasione delle auspicabili e in parte progettate altre tappe del percorso espositivo anche fuori regione.
Concludendo quindi torniamo al nome dell’installazione e del suo percorso: semplicemente Demo, con l’importanza che questo lavoro riveste nel percorso dell’artista; semplicemente rosa, con tutte le implicazioni che tale colore riveste nel nostro quotidiano. O forse, in maniera più appropriata, semplicemente ceramica, con tutta la storia millenaria che ha alle spalle e con le le prospettive di sviluppo che si prospettano a quanti volgiano approcciarvisi. Paolo Demo sarà indubbiamente una guida esperta in questo percorso, a noi solamente il compito di seguirlo.

Info@paolodemo.it
https://paolodemo.it
Instagram: @paolo_demo
Testo a cura di Domenico Iaracà.
Foto Lucrezia Pegoraro https://lucreziapegoraro.com
Contemporary Italian Ceramic – CiC è il primo blog di ceramica diffuso, con uno sguardo alle tradizioni
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